Bologna si è trasformata per cinque giorni nel palcoscenico della ceramica che verrà, ospitando prototipi e collezioni che vanno oltre il semplice rivestimento, per interrogarsi su materia, emozione, sostenibilità e gesto progettuale.
In molte delle installazioni più interessanti, la ceramica dialoga con luce, spessore e texture, evocando sensazioni che rilanciano il concetto di superficie abitabile.
Ecco i trend principali emersi a Cersaie 2025:
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Texture tridimensionali: dal rilievo “soft” alle superfici scultoree che giocano con la luce.
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Formati in dialogo: grandi lastre e micro moduli si alternano, tra omogeneità e libertà compositiva.
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Ceramica tecnologica: smalti antibatterici, superfici fotocatalitiche, sensori integrati.
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Cromie in equilibrio: neutri minerali accostati a tonalità intense e pigmenti saturi.
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Sostenibilità concreta: lastre ultrasottili, materiali riciclati, design for disassembly.
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Contaminazioni materiche: ceramica che dialoga con tessuti, legni e vetri, aprendo nuove prospettive progettuali.
Texture trasversali: dal rilievo “soft” al pattern scultoreo
Le superfici tridimensionali a effetto rilievo sono state protagoniste del salone. Si è vista ad esempio la reinterpretazione dei cannettati tradizionali in chiave contemporanea, come nella collezione Reliefs di Refin, dove righe ammorbidite si fanno tratto grafico elegante.
Accanto a queste, emergono pannelli prismatici e pattern geometrici in rilievo che variano intensità luminose sulla parete, trasformando l’orizzontale in paesaggio verticale e rendendo la ceramica materia sensibile.
Formati e leggerezza: la sovversione del grande modulo
Negli ultimi anni il grande formato è stato un mantra della ceramica, ma nell’edizione 2025 si nota una dialettica più sfumata. Spicca il caso della collezione Quadrille disegnata da Clara von Zweigbergk per Decoratori Bassanesi
Una collezione 15×15, che guarda dunque a un formato e a pattern storici o persino antichi, così come la quadriglia, danza della tradizione francese. I colori freddi e morbidi e la trama sapiente denotano però l’estrema modernità della collezione, che si presta a donare ritmo e profondità agli spazi.
Cromie e contrasti: equilibri tra neutri e accenti
Sul fronte colore, la direzione è duplice: da un lato ritorno deciso ai toni naturali — sabbia, grigio chiaro, crema minerali, nuance calcaree — che offrono base “neutra attiva” per architetture complesse; dall’altro, accenti vitaminici e pigmenti saturi: blu mediterranei, ottanio, toni terracotta ritornano come punte emozionali. In alcune proposte grafiche, il pattern smaltato lucido fa contrasto con superfici matte circostanti, generando vibrazioni visive decise e sequenze alterne.
Noi siamo rimasti colpiti dall’eleganza e la sapienza grafica della nuova collezione di decori Imagina per Casalgrande Padana, com lastre in gres porcellanato grande formato 120×278 cm.
Tecnologia al servizio della funzione
La ceramica “intelligente” ha guadagnato terreno: è stato mostrato come smalti fotocatalitici e trattamenti antibatterici possano integrarsi in lastre ad alta definizione, rendendo la superficie non solo bella ma igienica. Alcune aziende sperimentano anche l’applicazione di inchiostri digitali ultra-efficaci, capaci di riprodurre dettagli minuti con spessore controllato, mantenendo resistenza meccanica e leggerezza. Nel contesto contract, si sono viste superfici che incorporano sensori ambientali o reagiscono alla luce, per spazi reattivi e “abitabili”.
FMG (Iris Ceramica Group) ha presentato, ad esempio, due superfici Maxfine: Oyster Maxfine e Rhyno Maxfine, realizzate con tecnologie a base d’acqua (water-based) che fondono aspetti estetici e sostenibilità.
Applicazioni ibride e contaminazioni tra superfici
È diventato sempre più frequente vedere progetti in cui la ceramica non resta confinata ai piani orizzontali o verticali convenzionali, ma interagisce con tessuti, legno e vetro. Alcuni stand presentavano “ceramica sospesa”, pareti leggere che si curvano o si piegano come tessuto, e dettagli di raccordi personalizzati, pensati per far convivere materiali differenti all’interno dello stesso progetto architettonico.
Tra le novità più ispirate emerse al salone, Opificio Ceramico ha portato Repetit, progetto firmato da Marco Spatti, che reinventa l’idea di rivestimento. Il risultato richiama un tessuto ceramico: la finitura combina piastrella e stucco in un disegno continuo, dove ogni unità si fonde con le adiacenti, quasi fosse una trama materica. Allontanandosi dal puro “mosaico”, Repetit gioca sulle texture granulari e sui rilievi sottili, offrendo una superficie che da lontano appare compatta, e da vicino rivela micro variazioni di luce e rilievo
Molte novità insomma, e tendenze in continuo aggiornamento. Vi aspettiamo da Gandini Arredamenti per toccare con mano i rivestimenti ceramici per le vostre superfici.